Consiglio, seduta straordinaria chiesta dalla minoranza per fare il punto sullo stato delle case e degli ospedali di comunità
Francesco Rocca: “Ci misureremo in autunno, in maniera costruttiva, ma non si dica che non vi sono stati dei miglioramenti enormi rispetto a quello che abbiamo trovato”.
29/07/2026Il Consiglio regionale del Lazio si è riunito in seduta straordinaria, su richiesta dei gruppi di minoranza, per fare il punto sullo stato delle case e degli ospedali di comunità con il presidente della Regione, Francesco Rocca. Una rappresentanza di amministratori locali e di lavoratori sanitari ha assistito alla seduta dalla tribuna del Consiglio, il cosiddetto Acquario.
Le motivazioni della richiesta sono state spiegate dalla consigliera
Emanuela Droghei (Pd), intervenuta in apertura di seduta. “Noi abbiamo chiesto questo Consiglio straordinario – ha dichiarato – perché riteniamo sia doveroso fare il punto su uno dei progetti principali che ha visto protagonista questa Regione: quello del Pnrr, in particolare Missione 6, legato alla riorganizzazione territoriale delle risposte al bisogno di salute. Io credo che oggi noi parliamo della più importante riforma della sanità territoriale che ha visto protagonista non solo la nostra Regione, chiaramente, ma tutto il nostro Paese, negli ultimi decenni, con risorse assolutamente straordinarie, extra bilancio ordinario dello Stato, che credo non saremo in grado di vedere per i prossimi decenni”.
“Un finanziamento di circa 1,7 miliardi – ha proseguito Droghei – e i numeri ci parlano di circa 131 case della comunità, ma questo lo vedremo, 35 ospedali di comunità, 59 COT, 59 Centrali Operative Territoriali, dentro gli standard del DM 77. Questi sono i freddi numeri che ci siamo raccontati in queste settimane, anche leggendo le sottolineature che ha fatto a questa Regione. La Corte dei conti ci spiega che in questo momento questa Regione è molto in ritardo sulla spesa del Pnrr, visto che avete speso, circa il 37 per cento, nonostante la scadenza, la chiusura dei progetti fosse quella del 30 giugno”. La consigliera del Pd ha poi fatto distribuire ai consiglieri, al presidente Francesco Rocca e agli assessori un dossier sulla casa di comunità di Genazzano, dove – ha detto – ci sono molte criticità.
Per il gruppo del Partito democratico sono poi intervenuti anche i consiglieri
Sara Battisti, che si è soffermata in particolare sulle criticità della provincia di Frosinone,
Rodolfo Lena,
Salvatore La Penna, che ha parlato soprattutto della provincia di Latina,
Massimiliano Valeriani,
Marta Bonafoni e
Daniele Leodori.
Valerio Novelli (M5s) ha ricordato che “il Pnrr è stato ottenuto e portato in Italia dal Governo Conte con una visione precisa: usare quelle risorse per modernizzare il Paese, rafforzare i servizi pubblici e ridurre le diseguaglianze territoriali. Per la sanità non significa costruire semplicemente nuovi edifici – ha aggiunto Novelli – ma cambiare il modello di assistenza: meno ospedale come unico punto di riferimento; più territorio, più prevenzione, più presa in carico dei cittadini”. Il consigliere pentastellato ha poi ricordato anche che “la programmazione di questa rete, le 131 Case della comunità previste, nasce nella precedente legislatura regionale. Oggi assistiamo a una grande operazione comunicativa fatta di inaugurazioni e tagli di nastri, ma la domanda che dobbiamo porci è un’altra: queste strutture sono realmente operative e capaci di dare risposte ai cittadini?”.
Novelli ha poi richiamato “la recente e accesa diatriba sulla Casa della comunità di Ceccano, con lo scontro aperto tra la Presidenza della Regione e la comunità locale guidata dal suo Sindaco, specchio fedele di ciò che non deve accadere”. Infine, il consigliere ha citato l’ultimo rapporto della Fondazione GIMBE, secondo cui “nel Lazio sono 685.796 i cittadini che hanno rinunciato a una prestazione sanitaria necessaria, quasi 86.000 in più rispetto all’anno precedente. Non sono cifre astratte: sono persone reali, che rinunciano alla prevenzione, alla diagnosi, alla cura, e lo stesso Rapporto colloca il Lazio tra le peggiori Regioni d’Italia per mobilità sanitaria passiva, con un saldo negativo di quasi 2.73 miliardi di euro, cittadini laziali costretti a curarsi altrove, perché qui non trovano risposta”. Novelli ha chiuso il suo intervento chiedendo al presidente Rocca “un atto di trasparenza vera, un report pubblico trimestrale sulle Case della comunità che indichi per ciascuna struttura stato di operatività, personale presente, servizi attivi, criticità e tempi di completamento”.
Marietta Tidei (Italia viva) ha invitato tutti “a uscire dagli slogan, dalla propaganda, almeno per qualche minuto. C’è un criterio molto semplice con il quale i cittadini giudicano il nostro lavoro: riescono o no a curarsi in tempi ragionevoli e bene? Possiamo inaugurare strutture, e noi di questo siamo assolutamente felici, ma se poi una persona aspetta mesi per una visita specialistica, se rinvia un esame diagnostico o è costretta a rivolgersi al privato, significa che comunque non stiamo dando la risposta giusta a quella persona e soprattutto il cittadino non percepisce una sanità migliore. Questo, purtroppo, è quello che sta accadendo anche in questa Regione”.
Tidei ha poi respinto le accuse alla precedente Amministrazione: “Oggi – ha detto – se le Case di comunità si inaugurano e se si possono tagliare un po’ di nastri è soprattutto perché si fece una scelta a mio avviso giusta, la fece il collega D’Amato, che voglio ringraziare anche per la serietà con cui svolse quel ruolo e soprattutto provò a organizzare una risposta del Lazio al Pnrr”.
La consigliera di Italia viva ha concluso il suo intervento ricordando che “la carenza dei medici è qualcosa che non nasce oggi: risultati di blocchi del turnover, pensionamenti, fuga verso il privato, perdita di attrattività del lavoro pubblico, la questione dei cosiddetti gettonisti. Però, la responsabilità è della politica, e io credo che qui si misuri tutta la capacità del Governo. I cittadini non misurano il successo delle politiche sanitarie nazionali, regionali, contando le inaugurazioni”.
Claudio Marotta (Verdi e Sinistra), nel corso del suo intervento, si è rivolto al presidente Rocca e alla maggioranza: “Oggi avete trovato risorse stanziate, strutture individuate, procedure avviate e cantieri già impostati. Io non penso ci sia nulla di male nel completare il lavoro altrui, che oggi sia anche la destra a proseguire quel lavoro. Penso però che sia utile fare luce e tenere memoria, tra una inaugurazione e l’altra, di come è iniziata questa straordinaria sfida. Penso – ha proseguito Marotta – che sia un’occasione importante e straordinaria, grazie alla richiesta dell’opposizione, che oggi il presidente Rocca possa dirci e possa chiarirci qual è lo step successivo, cosa avverrà il giorno dopo le inaugurazioni dei tanti presìdi di comunità nel nostro territorio”.
Il capogruppo di Verdi e Sinistra ha poi ricordato che “dalle audizioni nella Commissione preposta emerge che ancora in molte strutture deve essere fornito il personale adeguato per tenerle aperte, una situazione che viene registrata in ogni provincia, a Frosinone, a Rieti, a Latina. Sono questioni decisive sul futuro dell’operatività e dell’efficacia di questi cantieri che vengono finalmente conclusi. Il Pnrr chiedeva l’attivazione dei servizi secondo gli standard del Decreto ministeriale n. 77, non la semplice conclusione dei lavori”. Marotta ha concluso il suo intervento chiedendo “di avere un quadro pubblico chiaro, territorio per territorio, con i servizi attivi, con il personale presente, con le prestazioni che iniziano a essere erogate nelle Case di comunità. Chiediamo una risposta regionale anche rispetto alla grande sfida del personale, e crediamo che il Consiglio debba essere periodicamente informato non solo sullo stato di avanzamento, ma sulla conclusione dei lavori del Pnrr, ma anche su come quei servizi lavoreranno”.
Alessio D’Amato (Insieme per il Lazio-Azione) ha iniziato il suo intervento ricordando che “se fossero state al Governo in Europa le forze sovraniste, questa discussione non ci sarebbe stata, perché non avremmo avuto una scelta che fu una scelta importante, ovvero quella di contrarre debito comune per sostenere i sistemi maggiormente in difficoltà. Fu una scelta importante, lungimirante, per la Missione 6 italiana che vale circa un punto di PIL nazionale, e non fu sostenuta dalla destra in Parlamento”.
“Se guardiamo i fondamentali del Sistema sanitario nazionale e, di conseguenza, anche la nostra Regione – ha proseguito D’Amato – abbiamo una contrazione delle risorse messe a disposizione del Fondo sanitario nazionale e non c’è stata alcuna inversione di tendenza, anzi, con il Governo Meloni le cose sono peggiorate, perché ci si sta avvicinando al 6% per cento del PIL per quanto riguarda le risorse destinate al Servizio sanitario. Siamo al sedicesimo posto in Europa, due punti sotto la media europea, ovvero mancano all’appello 30 miliardi. C’è stato negli ultimi anni un aggravamento delle situazioni”.
D’Amato ha quindi ricordato che “la spesa totalmente privata ha sfondato nel nostro Paese i 40 miliardi, con un tasso di incremento annuo del 5 per cento, cioè noi abbiamo un incremento della spesa totalmente privata, cioè quello che i cittadini, al di là della fiscalità e del servizio sanitario, tirano fuori dalle proprie tasche, che oggi ha di gran lunga superato i 45 miliardi. Significa che si stanno acuendo le differenze e che i cittadini non trovano alternative, se non quella di pagare direttamente le prestazioni. Il Lazio per spesa procapite è la prima Regione italiana nell’incremento della spesa totalmente privata. D’altro canto, più di 6 milioni di cittadini o si indebitano per curarsi, o decidono di abbandonare le cure. Questa è la cornice entro cui noi stiamo facendo questo ragionamento”.
Alessandra Zeppieri (Polo Progressista) ha iniziato il suo intervento con un riferimento alla Costituzione italiana: “Quando parliamo di sanità pubblica non possiamo limitarci a parlare di edifici, inaugurazioni o cronoprogrammi. Oggi stiamo parlando di un diritto fondamentale sancito dall’articolo 32 della nostra Costituzione, il diritto alla salute di tutte le cittadine e di tutti i cittadini. È proprio perché stiamo parlando di un diritto costituzionale che è nostro dovere andare oltre gli annunci e verificare che quanto è annunciato, quanto è mostrato come un successo stia realmente migliorando le condizioni di vita delle persone. La domanda che dobbiamo farci è molto semplice: sono stati inaugurati servizi o edifici? Sono edifici pronti ad accogliere i servizi sanitari oppure sono inadeguati?”.
La consigliera di minoranza ha proseguito ricordando che “le Case della comunità e gli ospedali di comunità erano stati infatti immaginati come il cuore di una profonda riorganizzazione del Servizio sanitario pubblico, capace di seguire le persone, soprattutto quelle affette da patologie croniche e da fragilità complesse, attraverso équipe multidisciplinari, valutazioni integrate e percorsi di cura costruiti intorno ai bisogni delle pazienti e dei pazienti. La nostra critica non nasce assolutamente da un pregiudizio ideologico, ma da quanto sta accadendo: lo dicono i lavoratori e le lavoratrici della sanità, le amministratrici e gli amministratori locali, molti dei quali oggi sono venuti qui, lo raccontano le cittadine e i cittadini che si rivolgono a queste strutture e che ancora oggi non trovano risposte chiare”.
Secondo Zeppieri, “il nodo centrale continua ad essere lo stesso di sempre, quello del personale. Le Case della comunità erano state progettate per assicurare una reale presa in carico delle persone, continuità assistenziale e un lavoro multi-disciplinare tra differenti professionalità, ma tutto questo chiaramente non può esserci, non può realizzarsi senza un investimento vero, un investimento strutturale sulle persone, senza mediche e medici, infermiere e infermieri, operatori e operatrici sociosanitarie, psicologhe e psicologi, assistenti sociali, personale tecnico e amministrativo. Nessuna riforma territoriale della sanità senza queste figure potrà raggiungere gli obiettivi previsti dal Pnrr”.
LA REPLICA DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE, FRANCESCO ROCCA
“Il tema è che in queste due ore e mezza io non ho sentito un solo suggerimento, non ho sentito un solo consiglio, non ho sentito un’analisi strategica di quello che doveva esser fatto. Ho sentito un tentativo, pallido, di provare a dire: se state facendo delle cose buone è merito nostro, e dei tentativi anche di demonizzare l’azione incisiva che stiamo facendo su questo settore, con al massimo delle argomentazioni che potevano essere oggetto di un’interrogazione, vedasi la finestra di Genazzano, che peraltro è un tema legato all’area che è di responsabilità del Comune e non nostra, e che è di pertinenza di quei due medici di medicina generale, che peraltro non pagano nemmeno l’affitto, a quanto riferisce il Sindaco. Oppure, lo spostamento di un servizio essenziale ospedaliero: l’audiometria. Che se c’è un servizio ambulatoriale è quello audiometrico. Poi se corriamo dietro ai capricci, o al disappunto, o al dispiacere del singolo medico perché si trova una sede più appropriata per svolgere un servizio ambulatoriale, questo a mio modo non è quello che il presidente Leodori, nel suo auspicare, indica come un volare alto e cercare di ragionare su quelli che possono essere i miglioramenti strategici del nostro Servizio sanitario regionale. È una modalità terra-terra, che non reputo appropriata per quest’Aula. Però, io raccolgo l’invito del presidente Leodori e dico: vediamoci”.
“Non è la prima volta che vengo in Aula. Poi, due o tre volte sono andato in Commissione Sanità, in cui ci sono state domande e repliche da parte del sottoscritto. Quindi, c’è stata un’interazione. Non è vero che mi sono sottratto in questi tre anni a possibili incontri. Ci diamo appuntamento, quando volete voi, per carità, perché il Consiglio è sovrano, però, se volete, o in Consiglio, o in Commissione con la presidente Savo, io già dall’autunno sono disponibile. Quando ritorniamo dal periodo feriale, ci vediamo anche alla luce delle mie considerazioni e mi attendo in quella occasione che eventualmente smentiate alcuni numeri che darò oggi e/o suggerimenti per migliorare, perché è quello che io mi attendo che faccia un’opposizione sana, seria, costruttiva, che vuole davvero il bene della comunità regionale e non anticipare la campagna elettorale, come mi sembra stia avvenendo alla luce di alcune considerazioni, non di tutti”.
“Alcuni interventi li ho anche apprezzati. Sono considerazioni che comunque posso comprendere, però adesso mi accingerò a cercare di ristabilire la natura di quello che sta accadendo, l’azione importante che è stata condotta, come e perché è importante, dal mio punto di vista, la cesura rispetto al passato. Vedete, quanto è facile l’alibi: prima c’era il Commissario. Ma come si chiamava questo Commissario, non era il Segretario nazionale anche del Partito Democratico, oltre che Presidente della Regione? Non ricordo tutte queste levate di scudi, ma non mi sembra la strada per andare in Paradiso far finta che oggi abbiamo un sistema normativo, perché noi oggi siamo ancora in Piano di rientro, quindi tutta una serie di regole dobbiamo ancora rispettarla e sono assolutamente coincidenti con quelle della struttura commissariale rispetto ai vincoli di spesa, rispetto al controllo del Ministero dell’economia. Questa dovrebbe essere la sfida, su questo dovremmo confrontarci, mantenere un piano di confronto leale, ma anche severo e duro, perché mi aiuta a fare ancora meglio. Io non ho mai chiesto sconti, ma chiedo onestà intellettuale nella modalità in cui ci andiamo a relazionare”.
“Oggi sono stati toccati tanti temi, le Case di comunità, comunità, era ovvio ed è giusto che sia così, erano un meccanismo per introdurre una lettura su un sistema sanitario che ad ascoltare l’opposizione non funziona, o è completamente allo sbando. Allora, come faccio a non partire da quello che voi avete lasciato? Devo partire da lì per dire quello che ho recuperato e quello su cui sono andato oltre, o ho fatto molto meglio rispetto a ciò per cui avete avuto 10 anni, pur avendo le stesse regole di ingaggio. Se questa non è la premessa, è difficile che ci si possa mettersi seduti: le stesse regole di ingaggio. Noi abbiamo fatto un lavoro enorme sul piano della risposta ai bisogni dei cittadini. Basta? No, non basta. È una ferita aperta sapere che ho ancora 269 pazienti che sono in lista d’attesa oncologica, ai quali non riesco a dare ancora oggi la risposta al loro bisogno di avere una cura nei tempi appropriati. Ma mi disturba che non sia stato ricordato quando erano oltre 5.000, al momento del mio insediamento.”
“Siamo disponibili a partire da questi dati certificati, ufficiali? Perché anche di questo dobbiamo parlare. Io non ci sto a un gioco al massacro, su questi temi. I pronto soccorso, certo, ancora soffrono, però qualche cosa abbiamo fatto in tre anni, perché abbiamo abbassato per la visita per ogni ricovero del 30 per cento il tempo d’attesa, abbiamo abbassato del 26 per cento il tempo d’attesa dall’ingresso alla dimissione, abbiamo abbattuto del 70 per cento il blocco delle ambulanze. Qualcuno ha parlato della lentezza della risposta del 118. La vostra media era 24 minuti, la nostra media è 18 minuti. Sono dati certificati. Abbiamo aumentato 23 postazioni del 118. Quando avete governato erano 172, oggi sono 195 sul territorio regionale. Su alcuni ospedali abbiamo abbattuto i tempi d’attesa rispetto a quando questa Regione veniva governata dal Partito democratico. L’ospedale Pertini l’abbiamo abbattuto del 64 per cento, al Sant’Andrea del 53 per cento. Abbiamo ridotto del 48 per cento le liste d’attesa chirurgiche per i nostri cittadini, tutti dati certificati che potete andare a consultare”.
“Solo nella chirurgia abbiamo aumentato di 37.000 interventi nell’ultimo anno, soltanto con la reingegnerizzazione delle nostre sale operatorie. Sapete quanti ne fa il Policlinico Umberto I all'anno? 31.000, quindi a livello generale è come se avessimo avuto un ospedale in più come l’Umberto I, che ha prodotto interventi operatori. Abbiamo qualcosa come oltre 1.700 letti equivalenti in più, perché abbiamo diminuito la degenza media, abbiamo diminuito gli indicatori che pesavano sui nostri posti letto, aumentando il tasso d’occupazione. È un lavoro ovviamente lento, ma inesorabile, che noi abbiamo portato avanti. Sulle PET, esami fondamentali per chi affronta la sfida del cancro, avevamo 11.000 prestazioni in attesa. Come le smaltisci? Diamo una PET in più a Viterbo, che apriremo a dicembre, una in più a Rieti, una in più a Sora, due in più al San Camillo”.
“Non c’era un euro per la radioterapia di Ostia, li abbiamo messi noi; uguale per la PET a Ostia, una zona di 300.000 abitanti dimenticata da Dio, costringendo le persone, per la maggior parte delle criticità sanitarie, ad arrivare fino a Roma. Per anni non si è investito sull’ospedale Grassi. Stiamo facendo una rivoluzione su quel territorio che, ovviamente, richiede del tempo. Avete avuto 10 anni, e oggi venite da me e pretendete in tre anni di fare quello che in 10 non avete fatto? Oggi finalmente l’ospedale di Viterbo, il Santa Rosa, apre tutti i suoi reparti, a testa alta. Tutti gli obiettivi del Pnrr sono stati rispettati. Voi sapete benissimo che la rendicontazione si chiude a dicembre: allora facciamo i conti a dicembre 2026, per verificare se la rendicontazione è stata rispettata o meno”.
“Quando parliamo di Pnrr non posso dimenticare che avevate fatto dei modesti interventi sull’antincendio, mentre quello che noi abbiamo fatto è stata una vera e propria rivoluzione, inclusa la riprogrammazione sui cantieri antisismici. Ne avevate previsti sette con il Pnrr, ne abbiamo fatti 17 solo sull’antincendio, proprio grazie alla rimodulazione di una programmazione fatta male. Qualcuno ancora lo dovrà spiegare ai cittadini di Ceccano perché si decise Amaseno e non Ceccano come casa della comunità. Un comune di 4.000 abitanti rispetto a un comune di 21.000 abitanti? Ora noi siamo contenti che c’è ad Amaseno, ma anche Ceccano avrà la sua casa della comunità. Abbiamo messo i soldi noi pur di far avere ai territori del Frusinate le case della comunità. Sulla polemica dei gettonisti: abbiamo fatto un concorso per medici di Pronto Soccorso, 20 posti a Frosinone, non si è presentato nessuno. Quando mi chiedete di ragionare e costruire insieme, perché fare polemica se dobbiamo mettere i gettonisti pur di dare un servizio? Cosa racconto a quel cittadino di Frosinone che si presenta al Pronto Soccorso, che il Pd non vuole i gettonisti? Io devo dare delle risposte e grave sarebbe da parte mia non garantire i servizi ai nostri cittadini se i concorsi vanno deserti”.
“Riguardo al personale, quando siamo arrivati c’erano 53.000 unità all’interno del Servizio sanitario regionale, oggi sono 57.400. Quindi, è evidente che andiamo ben oltre il turnover. Sono 4.700 persone in più che lavorano, più le 3.650 stabilizzazioni che abbiamo fatto”.
“Quando io sono arrivato voi avevate proiettato 750 milioni di deficit, altro che recupero! E abbiamo portato un avanzo di 32 milioni, tagliando tutta la cattiva spesa, e concentrandoci su quello che si doveva fare per mantenere la buona spesa, e questo, lo voglio ricordare, anche nel rapporto con il privato accreditato. Voi avete aumentato di mezzo miliardo strutturale la spesa verso il privato accreditato, durante gli anni di amministrazione. Noi invece abbiamo fatto una strategia pianificata per quello che riguardava il potenziamento della sanità pubblica, che oggi esce dieci volte più rafforzata rispetto al passato, con quell’azione, invece, complementare, perché infatti ciò che abbiamo autorizzato ed accreditato al privato era ciò che noi non potevamo fare come pubblico, se non in tempi siderali, che era quello delle lungodegenze, delle medicine, di tutta quell’area che è andata a deflazionare i nostri pronto soccorso, o a prendersi carico dei nostri anziani, visto che pianificazione su questo non c’era stata”.
“Tanta è la strada che dobbiamo fare per dare risposta al dolore delle famiglie che oggi ancora non trovano risposta nei tempi giusti e al loro bisogno di cure. Sappiamo che comunque ancora fatichiamo per dare quella risposta. Però, abbiamo cominciato a dare delle regole, un sistema di regole certo. Anche l’accordo con i medici di medicina generale. Venti anni che non c’era, di cui dieci li avete amministrati voi, e nessuno ha fatto l’accordo con i medici di medicina generale”.
“Sulle case della comunità i dati sono pubblici, sono certificati dall’AgeNaS, verificatori indipendenti. Noi abbiamo fatto di tutto, correndo, aumentando il personale di quasi 5.000 unità e altri 4.000 entreranno entro il 2026. Tra l’altro, dei 13 requisiti o elementi dei servizi delle case della comunità, 4 sono discrezionali, 9 sono quelli obbligatori. Rispetto alle case già operative, sono 105 quelle che rispettano questi criteri e questo proprio a norma di quello che prevede la legge. Ovvio che anche io non vedo l’ora di avere più personale all’interno. Però dire che oggi, sulla base di un singolo esempio, o di una singola difficoltà che noi abbiamo avuto sul territorio, dire che noi, sulle case della comunità, stiamo fallendo, questo è dire una bugia, perché lo dicono dei verificatori indipendenti”.
“Ci misureremo in autunno, in maniera costruttiva, ci confronteremo in Commissione sanità, magari, con l’auspicio che ci sia un clima diverso. Probabilmente l’Aula non aiuta, però io resto a disposizione per un confronto serio e costruttivo rispetto al futuro della sanità regionale. Ma che non si dica che non vi sono stati dei miglioramenti enormi rispetto allo stato di salute in cui l’Amministrazione precedente l’aveva lasciata”.
A cura dell'Ufficio stampa del Consiglio Regionale del Lazio