Piani di zona, i casi di "Castel Giubileo" e "Isolato Stazione" (Fiumicino)

Nuova audizione della commissione speciale del Consiglio regionale, sotto esame ancora la questione dei prezzi massimi di cessione.
Una veduta di Castel Giubileo 22/06/2020 - La commissione speciale sui Piani di zona del Consiglio regionale del Lazio, presieduta da Roberta Lombardi (M5s), ha affrontato oggi in modalità telematica, nonché in diretta streaming radio, i casi dei Piani di zona di “Isolato Stazione” (Fiumicino) e “Castel Giubileo”, il primo piano di zona di Roma realizzato negli anni ’80 e destinato all’affitto permanente a prezzo calmierato.

La prima parte dell'audizione ha riguardato la situazione del piano di zona "Isolato Stazione", nel territorio di Fiumicino. Come riscontrato in una precedente audizione dello scorso ottobre, si tratta di appartamenti dati in locazione per 8 anni, con l'impegno di acquisto al termine. In questo caso il Comune, una volta avviata la procedura fallimentare a carico del costruttore, ha deciso di non revocare la convenzione, anche in relazione all'alto debito (circa 3 milioni e 800mila euro) nei confronti degli istituti bancari. Le famiglie che hanno deciso di non aderire alle richieste del curatore fallimentare per l'acquisto degli appartamenti rischiano lo sfratto, per ora scongiurato fino al primo settembre, grazie alle norme emergenziali seguenti al Covid-19. Gli inquilini hanno chiesto un intervento rapido a Regione e Comune, per vedere riconosciuto la natura sociale dell'intervento edilizio e quindi avere un prezzo di cessione in linea con quanto stabilito dall'amministrazione locale.

“La Regione ha avviato il procedimento di decadenza dal beneficio di finanziamento e sta recuperando il contributo erogato”, ha spiegato Manuela Manetti, direttrice regionale per le politiche abitative e la pianificazione territoriale, paesistica e urbanistica, prevedendo però “di mantenere il vincolo pubblicistico in ragione della finalità pubblica”.

Critici il rappresentante degli inquilini, ora 15 famiglie, Emiliano Piccioni, e il responsabile nazionale di As.I.A. Usb, Angelo Fascetti, che chiedono alla Regione Lazio di applicare i poteri sostitutivi visto che il Comune di Fiumicino non vuole annullare la convenzione e il perché sia stata svincolata la fideiussione.

“Non ci sono i presupposti normativi affinché siano attivati i poteri sostituivi nei confronti del Comune di Fiumicino”, ha replicato Manetti.

“Il Comune aveva una fideiussione legata alle opere di urbanizzazione totalmente eseguite e collaudate, per questo è stata svincolata. Quanto ai contratti di locazione scaduti ormai più di due anni fa, il sindaco è intervenuto per sospendere gli sfratti”, ha detto Ezio Di Genesio Pagliuca, vicesindaco e assessore all’Urbanistica di Fiumicino. “Adesso chiederemo alla curatela se sono stati rispettati i prezzi massimi di cessione nelle vendite ai singoli occupanti, ma ci risulta già di sì. Il prezzo massimo di cessione è stato vagliato due volte dal Tar e dal Consiglio di Stato. Tutto quello che dobbiamo fare l’abbiamo fatto, crediamo di aver agito nell’assoluta correttezza”.

“Vorremmo caldamente riuscire a trovare una soluzione per questi 15 inquilini”, ha aggiunto Anna Lupi, dirigente dell’Area Edilizia e Tpl.

Tuttavia, Manetti ha spiegato che la revoca della Regione è nei confronti del beneficiario che non ha rispettato le regole mentre la convenzione è stata firmata dal beneficiario e dal Comune di Fiumicino, non con i singoli inquilini. “Se Fiumicino si vuole sostituire lo può fare, ma il finanziamento va sempre nel piano di zona a garanzia del fruitore finale. E’ fra i vostri compiti far decadere la convenzione, uno dei motivi possibili è la revoca del nostro finanziamento. Il problema è che bisogna tutelare le persone o con l’affitto che doveva essere o con l’acquisto”.

“È importante che ci sia questo chiarimento. Non possiamo riavvolgere un nastro su questo come sugli altri piani ma dobbiamo trovare una soluzione per proteggere queste 15 famiglie”, ha concluso la presidente Lombardi, mettendo nuovamente a disposizione la commissione e invitando il comune e la Regione a riesaminare con attenzione i profili della questione, “altrimenti perderanno tutti”.

Quanto a Castel Giubileo, in una precedente audizione della scorso novembre, il Comune si era impegnato a determinare un nuovo canone in quanto la società titolare del diritto di superficie ha applicato canoni che derivano dai cosiddetti “patti territoriali”, più onerosi per gli inquilini.

“Abbiamo effettuato la ricognizione delle normative all’epoca vigenti in materia di locazione per ricollocare nel giusto alveo la ricognizione dei canoni”, hanno informato Caterina Orlandi, dirigente dell’Ufficio Amministrativo Coordinamento Procedure Piani di Zona del Comune di Roma e l’architetto Maria Carmela Panetta.

“A metà maggio è intervenuta la sentenza del Tar che ha dato ragione al Comune di Roma, che aveva proceduto a invitare l’immobiliare a effettuare la ricognizione dei contratti adeguando il canone. Il canone deve essere determinato in percentuale rispetto al prezzo massimo di cessione della convenzione però bisogna anche verificare che quanto viene determinato, deve essere anche determinato in funzione dei patti territoriali per determinare quale dei due sia più favorevole al fruitore finale. Quello effettivo può essere anche inferiore in quanto quello determinato è il massimo applicabile”.

Il 3 marzo 2020 il Comune ha predisposto una determinazione dirigenziale, sono ora superati i 60 giorni previsti per eventuali impugnative davanti al Tar ma non sono ancora trascorsi i termini per il ricorso straordinario al Capo dello Stato: “stiamo aspettando i termini giuridici per dare modo a chiunque di ricorrere per garantire la massima trasparenza e poi si procederà di conseguenza”, hanno spiegato, “ora vediamo se Castel Giubileo srl si allinea alla determina dirigenziale o se continuare con la procedura di decadenza”.

“Denunciamo per l’ennesima volta le numerose inosservanze da parte dell’attuale società immobiliare Castel Giubileo srl”, ha detto Anna Barba del Comitato inquilini Castel Giubileo, “siamo pronti a rivolgerci all’autorità giudiziaria” poiché la società “continua a locare le abitazioni secondo canoni commerciali, incurante della convenzione”.

“Fermare la speculazione sul primo piano di zona di Roma”, il monito anche di Fascetti. “La determina riconosce i principi portati avanti dal sindacato, cioè che la 431/98 (la riforma degli affitti) non si applica all’edilizia pubblica. La Castel Giubileo continua a disporre del patrimonio sfitto come ritiene - ha detto -. Forse la Regione poteva fare una norma interpretativa della legge. Il canone concordato a Roma è superiore ai prezzi di mercato”.

Anche per Giuseppe Di Piero dell’Associazione area 167, “la questione che si debba applicare la 431/98 è fuori luogo, in quanto si applica l’equo canone, il cui parametro però è il 3,5% e non il 4,5 % del prezzo massimo di cessione, poiché il canone non può superare l’atto convenzionale".

“Il massimo è il 4,5 per cento ma è ovvio che si deve fare riferimento a ogni specifica convenzione”, ha infatti detto Panetta.

Al proposito la presidente Lombardi ha ricordato “l’ultima legge approvata prima del Covid in cui è stato approvato un mio emendamento sugli sfratti”: nei bandi del programma “20mila abitazioni in affitto” è “tassativamente esclusa l’applicazione del canone convenzionato della legge 431/98. Abbiamo fatto tesoro del lavoro fatto in Regione in questi anni e questa norma interpretativa l’abbiamo portata a casa. Fermo restando che non essendo chiusa la questione Castel Giubileo, continueremo a seguirla”, ha concluso Lombardi.

All’audizione hanno partecipato anche molti locatari dei comitati di inquilini e altri responsabili delle amministrazioni interessate nonché la consigliera Michela Califano (Pd).

 

  A cura dell'Ufficio stampa del Consiglio Regionale del Lazio

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