Donna partorisce in carcere, audizione in IX commissione

Il direttore aggiunto della casa Circondariale femminile di Rebibbia, al termine dell’audizione ha spiegato come la casistica narra di donne che trovano nello stato di gravidanza un modo per non scontare la pena, fino ad avere 17/18 gravidanze. 
16/09/2021 - Si è tenuta questa mattina, in modalità telematica, l’audizione della IX commissione sui recenti fatti relativi al parto di una giovane donna nel carcere femminile di Rebibbia, convocata dalla presidente, sono stati invitati a parlare Stefano Anastasia, Garante Regione Lazio dei diritti delle persone private della libertà personale e Alessia Rampazzi, Direttore aggiunto presso la Casa Circondariale Femminile di Roma Rebibbia “Germana Stefanini”.

A fine agosto una giovane donna senza fissa dimora, detenuta nel carcere di Rebibbia, ha partorito in cella. A raccontare i fatti in IX commissione è stata Alessia Rampazzi, Direttore aggiunto presso la Casa Circondariale Femminile di Roma Rebibbia “Germana Stefanini”.

Dal racconto vengono ricostruiti i fatti, in modo dettagliato. La giovane donna in stato di gravidanza è entrata in istituto a seguito di convalida dell’arresto per gravi indizi di colpevolezza per il reato di furto. A seguito di accertamenti sanitari, lo stato di gravidanza dlla donna sembra non destare probelmi, quindi fa ingresso in istituto, con  altre tre donne corresponsabili del reato.  Le loro gravidanze, sempre secondo quanto certificato dal pronto soccorso, non erano state ritenute un impedimento al carcere cautelare, fu quindi applicata nei loro confronti quanto previsto dalla legge, quindi: la misura di maggior rigore. Per le misure anti Covid, la giovane donna viene assegnata all’isolamento, il giorno dopo all’infermeria per  i 14 giorni.  Il 1 agosto viene presentata istanza di scarcerazione dall’avvocato della giovane donna incinta, quindi viene chiesta una relazione sanitaria urgente che viene evasa il 10 agosto, ma il 18 agosto la donna viene portata in ospedale d’urgenza e subito dimessa.  Successivamente il certificato per la ratifica viene inviato all’autorità giudiziaria, nelle more di una risposta, la notte tra il 30 e 31 agosto avviene il parto. La donna alle 01:30  suona il campanello, interviene un’infermiera e da lì a pochi istanti anche un medico, mentre l’infermiera chiamava il 118,  la donna partorisce. Tutto accade nel giro di pochi minuti.  Il direttore aggiunto della casa Circondariale femminile di Rebibbia, al termine dell’audizione ha illustrato la casistica di donne che trovano nello stato di gravidanza un modo per non scontare la pena, fino ad arrivare ad avere 17/18 gravidanze, per questo invita a prendere in considerazione anche questa realtà. 

Stefano Anastasia, Garante Regione Lazio dei diritti delle persone private della libertà personale; dopo aver sottolineato il regolare svolgimento dei fatti, avvenuti all’interno del penitenziario, solleva la discutibilità  della presenza in carcere della signora che ha partorito, così come delle  sue compagne. Sempre secondo il Garante dei detenuti, discutibili  sono anche i motivi di eccezionale rilevanza che supera il divieto di custodia in carcere delle persone in stato di gravidanza.  Ugualmente grave,  secondo Anastasia, è la mancata valutazione all’istanza di revoca e attenuazione della pena fatta dell’avvocato della donna, cui fanno seguito solo le visite mediche, ma nessuna valutazione e/o  provvedimento da parte dell’autorità giudiziaria. Sul mancato esame dell'istanza di scarcerazione dell'avvocato della donna, sia il Garante che la presidente della IX commissione, auspicano che le indagini del Ministero della Giustizia portino a fare chiarezza.  Al termine della seduta, la presidente annuncia un ODG del Consiglio regionale affinché la Regione Lazio, in sede di Conferenza Stato-Regioni, si faccia carico di una proposta di legge perché mai nessun bambino veda la luce in carcere.   A cura dell'Ufficio stampa del Consiglio Regionale del Lazio

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